Glossario

Cittadinanza

Scritto da: Graziella Bertocchi

 

Definizione

La cittadinanza è un’istituzione giuridica che determina l’appartenenza di un individuo a uno Stato, con conseguenti diritti e doveri. Esempi di diritti sono il diritto di voto, la facoltà di viaggiare senza restrizioni e condizioni di favore sul mercato del lavoro (ad esempio i concorsi pubblici). Esempi di doveri sono il voto obbligatorio, la leva militare e la rinuncia a una seconda cittadinanza.

La cittadinanza può essere acquisita alla nascita, tramite naturalizzazione o tramite matrimonio (e, in casi più rari, grazie a un significativo investimento o per meriti militari). Le leggi che attribuiscono la cittadinanza alla nascita provengono da due distinte tradizioni giuridiche: 1) lo ius soli, secondo il quale la cittadinanza è determinata dal luogo di nascita, e 2) lo ius sanguinis, secondo il quale la cittadinanza è determinata dalla cittadinanza dei genitori.

Alla fine del XIX secolo, lo ius soli prevaleva nei paesi di diritto comune (per esempio negli Stati Uniti) e lo ius sanguinis in quelli di diritto civile (per esempio in Italia). Nel corso del Ventesimo secolo, e specialmente nel secondo dopoguerra, in molti paesi si è verificato un processo graduale di adattamento della legislazione, che ha spesso dato origine a regimi misti comprensivi di elementi di ius soli e di ius sanguinis. I regimi misti prevedono modalità molto differenziate, che possono però essere ricondotte a due modelli principali: ius soli riservato ai figli degli stranieri residenti da un certo numero di anni (vigente, per esempio, in Germania) e doppio ius soli, ovvero cittadinanza per i figli di stranieri nati nel paese (vigente, per esempio, in Francia).

Oltre alle modalità più o meno inclusive di accesso alla cittadinanza, i paesi si differenziano anche in base alla definizione dell’insieme di diritti e di doveri associati al possesso della cittadinanza. Gli Stati Uniti, per esempio, al contrario dei paesi europei, adottano un principio di cittadinanza relativamente debole, ovvero non tale da riconoscere un insieme di diritti molto più ampio rispetto alla residenza.

 

L’evoluzione della legislazione sulla cittadinanza

La Tabella 1 presenta l’evoluzione della legislazione sulla cittadinanza nel mondo utilizzando una classificazione dei diversi regimi che distingue tra ius soli, ius sanguinis e regimi misti. I dati sono elaborati sulla base della banca dati assemblata da Bertocchi e Strozzi (2009), che fornisce informazioni sulle leggi che regolano l’acquisizione della cittadinanza alla nascita per 162 paesi dal 1948 al 2001. Nel 2001, 88 paesi (il 54%) applicano lo ius sanguinis, a fronte di 39 (24%) che applicano lo ius soli e di 35 (22%) che applicano un regime misto. Nel 1948, il regime prevalente era invece lo ius soli, con 76 paesi (47%). Come indicato in tabella, di questi 76 solo 36 aderiscono ancora allo ius soli nel 2001. In ambito europeo, nel 2001 la maggioranza dei paesi (20, ovvero il 59%) applica un regime misto, 14 paesi (ovvero il restante 41%) applicano lo ius sanguinis, mentre in nessun caso viene ormai applicato lo ius soli puro.

 

Tabella 1. L’evoluzione delle leggi di cittadinanza in 162 paesi dal 1948 al 2001

Le leggi sulla cittadinanza nel 1948

Le leggi sulla cittadinanza nel 2001

Ius sanguinis

Regime misto

Ius soli

Totale

Ius sanguinis

46

20

1

67

Regime misto

11

6

2

19

Ius soli

31

9

36

76

Totale

88

35

39

162

Fonte: Bertocchi e Strozzi (2009).

 

L’analisi dei dati permette di individuare tre diverse dinamiche per quanto riguarda l’evoluzione delle leggi sulla cittadinanza nel mondo durante il periodo in esame: 1) stabilità, nel caso di paesi che non hanno modificato le proprie leggi originarie (per esempio gli Stati Uniti hanno mantenuto intatto lo ius soli, mentre la Svizzera lo ius sanguinis); 2) cambiamento radicale da un regime all’altro (per esempio, nella fase post-coloniale, i paesi africani precedentemente colonizzati dal Regno Unito hanno adottato lo ius sanguinis); 3) convergenza verso un sistema misto (per esempio nel caso del Regno Unito, che applicava originariamente lo ius soli, e della Germania, che applicava originariamente lo ius sanguinis). Le determinanti di questi processi sono da ricercarsi in un insieme di fattori, tra i quali la tradizione giuridica, i flussi migratori, la stabilità dei confini politici, il grado di democrazia, le dinamiche demografiche, la dimensione dello stato sociale e i conflitti etnici e religiosi (Bertocchi e Strozzi, 2010a; Bertocchi e Strozzi, 2010b).

 

Le leggi sulla cittadinanza in Italia

In Italia, l’intensificazione dei flussi migratori negli ultimi 20 anni ha aperto un dibattito sulle norme che regolano l’acquisizione della cittadinanza. La legislazione attualmente in vigore si colloca nell’ambito dello ius sanguinis, inizialmente codificato nel 1912 e ribadito nel 1992. Lo straniero nato in Italia acquisisce la cittadinanza dei genitori. Può diventare cittadino italiano alla maggiore età, ma a condizione di aver sempre mantenuto la residenza in Italia, senza interruzioni. La cittadinanza italiana può essere concessa a uno straniero i cui genitori o nonni sono stati cittadini per nascita. La richiesta di naturalizzazione è vincolata alla residenza da almeno dieci anni. Tramite matrimonio, uno straniero può diventare cittadino se residente legalmente da almeno due anni.

Negli ultimi anni sono emerse molteplici proposte di legge, spesso bi-partisan, orientate all’introduzione di un regime misto, anche detto ius soli “temperato”. Per esempio, la proposta di legge Turco (DS) del 2001 prevedeva il doppio ius soli, il disegno di legge Amato del 2006 prevedeva lo ius soli per i figli di residenti da cinque anni, la proposta di legge Sarubbi (PD)-Granata (PdL) del 2009 prevedeva entrambe le modalità insieme allo ius culturae (ovvero la cittadinanza allo straniero minore che avesse completato un corso di istruzione). Durante la legislatura conclusasi nel 2017, sono state depositate in Parlamento diverse proposte, tra cui la Kyenge-Bersani (PD), la Marazziti-Salterini (Scelta Civica) e la Polverini (PdL). Nel 2015 la Camera ha approvato una legge, il cui iter era stato originato da un disegno di legge d’iniziativa popolare, che prevedeva lo ius soli per i nati in Italia da residenti (da cinque anni) e lo ius culturae per il minore straniero (nato in Italia, o arrivato in Italia entro i 12 anni, una volta completato un corso di studi di almeno cinque anni). Dopo un aspro dibattito politico nell’autunno del 2017, la legge non è stata però mai discussa in Senato.

 

Cittadinanza e disuguaglianza

La relazione tra cittadinanza e disuguaglianza acquisisce particolare rilevanza economica, sociale e politica in presenza di flussi migratori consistenti. È infatti solo in presenza di un rilevante numero di immigrati che la concessione o meno della cittadinanza a questi ultimi e ai loro figli può comportare un trattamento disuguale per ampi strati della popolazione legalmente residente. È da sottolineare che, in Italia, lo straniero residente è comunque pienamente assoggettato agli obblighi di tipo fiscale, così come può usufruire della maggior parte dei servizi forniti dallo stato sociale. Al tempo stesso, lo straniero residente non ha però accesso al diritto di voto nelle elezioni politiche, che a loro volta in larga parte determinano tali obblighi e servizi. L’inabilità di esprimersi a livello politico nega di conseguenza non solo un principio di uguaglianza ma l’essenza stessa della democrazia.

Per concludere, va notato come, a lato del concetto di cittadinanza giuridica e politica, possa essere formulato un principio di cittadinanza sociale. Quest’ultimo è stato sostenuto in ambito italiano da organizzazioni, spesso legate al mondo cattolico e alleatesi con associazioni imprenditoriali, che hanno operato al fine di assicurare agli stranieri, nell’ambito del quadro normativo esistente, diritti sociali fondamentali, per esempio attivando canali di accesso regolare o agevolando la regolarizzazione degli irregolari (Zincone, 2010).

 

Riferimenti bibliografici

  • Bertocchi G. e C. Strozzi (2009), The citizenship laws dataset.
  • Bertocchi G. e C. Strozzi (2010a), “The evolution of citizenship: economic and institutional determinants”, The Journal of Law and Economics, 53, 95-136.
  • Bertocchi G. e C. Strozzi (2010b), “L’evoluzione delle leggi sulla cittadinanza: una prospettiva globale”, La Rivista delle Politiche Sociali, 7, 135-149.
  • Zincone G. (2010) Lettura 2010: Immigrazione e cittadinanza: questioni di uguaglianza, Modena, Fondazione Ermanno Gorrieri per gli studi sociali.

 

Suggerimenti di lettura

  • Aleinikoff T. A. e D. Klusmeyer (2001, a cura di), Citizenship Today: Global Perspectives and Practices, Washington D.C., Carnegie Endowment for International Peace.
  • Aleinikoff T. A. e D. Klusmeyer (2000, a cura di), From Migrants to Citizens: Membership in a Changing World, Washington D.C., Carnegie Endowment for International Peace.
  • Si consiglia inoltre di visitare il sito web della European Union Observatory on Democracy.
Graziella Bertocchi
Graziella Bertocchi è Professoressa di Economia Politica presso l'Università di Modena e Reggio Emilia. Dopo la laurea a Modena, ha conseguito il Ph.D. presso l’University of Pennsylvania. Ha insegnato a Brown University, New York University, Royal Holloway, Université Catholique de Louvain (Belgio), Istituto Universitario Europeo e IGIER-Bocconi. È Fellow di Academia Europaea, CEPR e IZA. I suoi interessi di ricerca vertono sull’economia politica, la macroeconomia e l’economia della crescita.

Progetto realizzato da

Fondazione Ermanno Gorrieri per gli studi sociali

Con il contributo di

Fondazione Cassa di Risparmio di Modena