Glossario

Uguaglianza di capacità

Scritto da: Elena Granaglia

 

Definizione

L’uguaglianza di capacità rappresenta l’uguaglianza nella possibilità, per tutti gli individui, di realizzare i funzionamenti indispensabili al perseguimento dei singoli piani di vita. I funzionamenti sono risultati oggettivi concernenti stati di essere e di fare, quali essere nutriti, essere alfabetizzati, essere curati, vivere in un contesto salubre. Il principio dell’uguaglianza di capacità è stato inizialmente proposto da Sen (1985) in Commodities and Capabilities ed è stato ulteriormente raffinato da Sen stesso (1992), da Nussbaum (2000) e da un’ampia schiera di studiosi riuniti nella Human Development and Capability Association. Esso ha dato luogo a molte applicazioni pratiche in diverse parti del mondo.

I funzionamenti sono simili alla soddisfazione di bisogni. La distinzione concerne essenzialmente una maggiore attenzione alla dimensione non materiale. I funzionamenti richiedono il rispetto della pari dignità umana – non basta somministrare un farmaco al malato, occorre anche trattarlo con dignità – e includono risultati essi stessi non materiali, quali l’esercizio della socialità. Sebbene già Adam Smith avesse riconosciuto l’importanza di non provare vergogna nei confronti dei propri simili, la prospettiva dei bisogni fondamentali si è, infatti, concentrata sui risultati materiali. I funzionamenti sono, inoltre, più attenti a quella che potremmo definire la dimensione “ultima” dei risultati. Ad esempio, non conta solo che tutti possano soddisfare il bisogno di essere curati, se malati. Conta anche che tutti abbiano prospettive di salute il più possibile uguali, a prescindere da dove si viva o dalle risorse economiche detenute.

Seppure i funzionamenti ambiscano a rappresentare risultati importanti per tutti, vi potranno sempre essere individui che non li vogliono realizzare. Imporli violerebbe la libertà. La categoria di capacità tiene conto di ciò, richiedendo che i funzionamenti siano assicurati come opportunità: dunque, nel rispetto della libertà. Nell’esempio paradigmatico di Sen, tutti devono avere la possibilità di essere nutriti, ma nessuno può essere obbligato a mangiare qualora volesse digiunare. L’unico vincolo è che si sia in grado di intendere e di volere (il che implica, fra l’altro che i funzionamenti potrebbero essere imposti ai minori).

La libertà, per Sen, deve inoltre essere rispettata nelle scelte concernenti la specificazione e la realizzazione dei funzionamenti. Il riferimento, al riguardo, è a una concezione ricca di libertà che include la libertà come empowerment, ossia come libertà politica di partecipazione al processo di scelta collettiva in materia di funzionamenti; la libertà come agency, ossia come libertà di essere il più possibile co-produttori nel processo di soddisfazione dei funzionamenti e le libertà cosiddette “benesseristiche”, ossia le libertà di ricercare il proprio benessere anche non soddisfacendo le altre dimensioni di libertà.

 

Il ruolo delle diversità inter-personali

L’uguaglianza di opportunità si pone come antidoto a quello che Sen individua come il limite centrale dell’uguaglianza di risorse (reddito e ricchezza), al cuore delle prospettive di Rawls (1971) e poi di Ackerman (1980), Dworkin (1981) e van Parijs (1995). Si tratta della sottovalutazione delle diversità inter-individuali nella conversione delle risorse in risultati. Limitarsi ad assicurare a tutti uguali risorse sottovaluterebbe le diversità: a) nelle caratteristiche/abilità personali – un malato ha esigenze diverse da chi è nel pieno delle proprie forze; b) nel luogo in cui si vive – chi vive in aree deprivate, senza servizi adeguati, potrebbe non essere in grado di accedere a determinate prestazioni, sebbene dotato delle risorse per acquistarle; c) nelle informazioni disponibili – chi è cresciuto in situazioni di svantaggio potrebbe non avere le informazioni necessarie per accedere ai funzionamenti; d) nelle responsabilità di cura – chi dovesse prendersi cura di una persona non auto-sufficiente potrebbe semplicemente non avere tempo e possibilità di utilizzare le risorse. In termini più generali, l’uguaglianza di risorse rifletterebbe una concezione feticistica (in termini di opulenza) dell’uguaglianza distributiva, insensibile ai risultati e compatibile con disuguaglianze nel valore della libertà.

Come l’uguaglianza di risorse, l’uguaglianza di capacità si contrappone, invece, all’uguaglianza di opportunità di benessere (Arneson, 1999). Le ragioni addotte sono che la nozione di benessere è esposta non solo a rischi di carenze informative (i singoli potrebbero mancare delle informazioni necessarie o, anche avendole, soffrire di limiti della razionalità, ad esempio, comportandosi in modo miope). È esposta anche ai problemi cosiddetti dei gusti costosi (gusti la cui soddisfazione richiede molte risorse) e della negligenza delle condizioni in cui si vive (i più svantaggiati, non avendo mai sperimentato altro che deprivazione, potrebbe accontentarsi di poco). Egualizzare il benessere, in presenza di gusti costosi e preferenze adattive rispetto al contesto di deprivazione, significherebbe rendere i più svantaggiati di fatto schiavi di chi ha gusti costosi, i quali richiederebbero molte più risorse per arrivare allo stesso livello di benessere.

L’uguaglianza di capacità lascia aperte alcune questioni. Come selezionare i funzionamenti? Sen si rivolge ai processi di scelta collettiva, mentre per Nussbaum, la filosofia e la storia permetterebbero di identificare una lista di dieci funzionamenti fondamentali. Ora, la scelta collettiva potrebbe riflettere il peso d’interessi parziali in contrasto con la ricerca di funzionamenti fondamentali per tutti, mentre la lista di dieci capacità potrebbe includere funzionamenti controversi escludendone altri desiderabili. Inoltre, come rendere operativo il criterio, ossia, come misurare la realizzazione delle capacità? Ancora, concetti pluridimensionali, com’è il concetto di uguaglianza di capacità, rendono difficili i confronti inter-personali: come comparare situazioni in cui sono presenti insiemi diversi di capacità (Carter, 1999)? Infine, come sapere se si siano contrastati tutti gli ostacoli alla realizzazione di un dato risultato, neutralizzando effettivamente le differenze inter-personali? Come assicurare che interventi aggiuntivi, ad esempio, in termini di offerta d’informazione, non confliggano con la libertà di rifiutare un funzionamento?

Queste questioni, tuttavia, non sembrano in grado di inficiare quelli che appaiono come due contributi fondamentali del principio. Da un lato, contro opposizioni diffuse fra opportunità/libertà e risultati, l’uguaglianza di capacità mostra come una qualche uguaglianza di risultati – e dunque, una redistribuzione che vada oltre il mero piano delle risorse - sia fondamentale al fine stesso della libertà. Data l’eterogeneità delle caratteristiche e delle condizioni individuali, limitarsi ad assicurare uguali dotazioni di risorse rischia, infatti, di sancire disuguaglianze nel valore delle libertà stesse, dando luogo a insiemi di opportunità dal valore molto diverso. Al contempo, il soddisfacimento dei risultati può/deve avvenire nel rispetto delle libertà individuali, siano esse libertà di dire no oppure di partecipare attivamente alla realizzazione dei risultati stessi.

Dall’altro lato, contro una visione parimenti diffusa dell’uguaglianza di opportunità che porta l’attenzione sul valore ultimo della concorrenza – il livellamento delle condizioni iniziali è finalizzato a dare a tutti la possibilità di vincere nella “gara della vita” e diventare disuguali –, l’uguaglianza di capacità porta l’attenzione sulla dimensione non competitiva. Ciò che conta, nell’uguaglianza di capacità, è garantire a tutti la possibilità di accedere a un insieme di funzionamenti fondamentali.

In ogni caso, come ammonisce Sen (2009), ricercare la nozione perfetta di giustizia rappresenta una missione non solo impossibile, ma anche gravida di costi, distogliendoci dal contrasto alle tante ingiustizie sociali oggi presenti, la cui rimozione non pone particolari dilemmi etici. In questa prospettiva, l’uguaglianza di capacità rappresenta un’idea-guida il cui contributo, al fine del disegno delle politiche sociali, non può essere sottovalutato.

 

Riferimenti bibliografici

  • Ackerman B. (1980), Social Justice in a Liberal State, New Haven, Yale University Press (trad. it. La giustizia sociale in uno stato liberale, Bologna, Il Mulino, 1984).
  • Arneson R. (1999), “Equality and Equality of Opportunity for Welfare”, Philosophical Studies, 56, 77-93.
  • Carter I. (1999), A Measure of Freedom, Oxford, Oxford University Press.
  • Dworkin R. (1981), “What is Equality? Part 2”, Philosophy and Public Affairs, 10, 283-345.
  • Nussbaum M. (2000), Women and Human Development. The Capabilities Approach, Cambridge, Cambridge University Press (trad. it. Diventare persone, Bologna, Il Mulino, 2001).
  • Rawls J. (1971), A Theory of Justice, Cambridge, Harvard University Press (trad.it. Teoria della giustizia, Milano, Feltrinelli, 1982).
  • Sen A. (1985), Commodities and Capabilities, Amsterdam, North Holland.
  • Sen A. (1992), Inequality Re-examined, Cambridge, Harvard University Press (trad. it. La Disuguaglianza. Un riesame critico, Bologna, Il Mulino, 1994).
  • Sen A. (2009), The Idea of Justice, Cambridge, Belknapp Press (trad. it. L’idea di giustizia, Milano, Mondadori, 2011).
  • Van Parijs P. (1995), Real Freedom for All, Oxford, Clarendon Press.

 

Suggerimenti di lettura

  • Alkire S. (2015), “The Capability Approach and Well-Being Measurement for Public Policy”, OPHI WP, 94.
  • Anand P., G. Hunter, I. Carter, K. Dowding, F. Guala e M. Van Hees (2009), “The Development of Capability Indicators”, The Journal of Human Development and Capabilities, 10(1), 125-152.
  • Burchhardt T. e P. Vizard (2011), “‘Operationalizing’ the Capability Approach as a Basis for Equality and Human Rights Monitoring in Twenty‐first‐century Britain” The Journal of Human Development and Capabilities, 12(1), 91-119.
  • Sen A. (1999), Development as Freedom, Oxford, Oxford University Press (trad. it. Lo sviluppo è libertà, Milano, Mondadori, 2001).
  • Sen A. (2002), “Why Health Equity?” Health Economics, 11, 659-666.
  • The Capability Measurement Project.
  • The Oxford Poverty and Human Development Initiative.
Elena Granaglia
Elena Granaglia è professoressa di Scienza delle Finanze al Dipartimento di Giurisprudenza dell’Università di Roma3. Si occupa da sempre del rapporto fra giustizia distributiva, efficienza e disegno delle politiche sociali. Gli ultimi lavori includono Dobbiamo preoccuparci dei ricchi?, Il Mulino, 2014 (insieme a M. Franzini e M. Raitano), e Il reddito di base, Ediesse, 2016 (insieme a M. Bolzoni).

Progetto realizzato da

Fondazione Ermanno Gorrieri per gli studi sociali

Con il contributo di

Fondazione Cassa di Risparmio di Modena