Glossario

Il "Glossario delle disuguaglianze sociali" mira a realizzare una raccolta di voci specificamente dedicate alla problematica delle disuguaglianze economiche e sociali, nella prospettiva di uno strumento di conoscenza e di informazione di base, durevole e continuativo. Le voci presenti sul portale - curate da professori, ricercatori ed esperti sui temi di interesse del Glossario - rappresentano il solido inizio di un progetto sempre attivo e in continua espansione. Pertanto, se pensi che sia ancora assente nel Glossario qualche argomento di rilevo nello studio delle disuguaglianze sociali, non esitare a segnalarcelo (glossario@fondazionegorrieri.it).

Social finance

Scritto da: Costanza Torricelli

 

Che cosa è

Definire in modo univoco cosa si intende per social finance è il primo problema di questa branca della finanza, soprattutto per la recente accelerazione di interesse su questo tema che ha portato con sé un utilizzo interscambiabile di termini che non sono esattamente sinonimi, quali sustainable finance, social finance, impact finance o green finance.

Poiché ad oggi non esiste una definizione standard di social finance, conviene partire dalla definizione di finanza, sulla quale non ci sono controversie. Per finanza si intende in generale quella disciplina che si occupa della gestione del denaro, ed include pertanto l’analisi di attività e scelte come quelle di investimento e finanziamento. La specifica declinazione di tali attività dipende dall’agente economico di riferimento, che può essere l’individuo o la famiglia (finanza personale o famigliare), l’impresa (finanza aziendale) anche finanziaria o lo stato (finanza pubblica). Nell’accezione classica e più diffusa la finanza si basa sull’obiettivo di ottenere un ritorno economico.

Su questo sfondo possiamo pensare alla social finance come a quella branca della finanza nella quale la gestione del denaro è mirata all’ottenimento sia di un ritorno economico sia di un ritorno sociale. Questa definizione porta ad escludere dall’ambito della social finance, gli interventi di carattere puramente filantropico che non richiedono la presenza di un ritorno economico. Battaglia et al. (2018) identificano la social finance nell’insieme di approcci alternativi di prestito e di investimento che richiedono di generare impatti positivi sulla società e/o sull’ambiente. Gli autori pertanto implicitamente includono nella social finance anche la finanza indirizzata a scelte cd. green ovvero quella che, per dimensioni, costituisce una branca a sé nota come green finance. In sintesi, la social finance può essere collocata in una posizione intermedia tra il mondo del profit e quello della filantropia.

 

Nascita ed evoluzione

Il ritorno per la società che caratterizza la social finance fa sì che essa rappresenti un esempio di finanza etica pur non essendo totalmente sovrapponibile con la medesima. La finanza etica ha infatti origini molto remote e si può generalmente identificare come quella finanza che rispetta principi etici, talvolta religiosi come quelli riconducibili al cattolicesimo o all’islamismo (Lehner, 2017). Naturalmente il rispetto di principi etici ha implicazioni positive per la società (es. strategie di investimento che escludono industrie che producono armi). Tuttavia, l’obiettivo e l’impatto della scelta, di investimento o finanziamento, non sono così chiaramente identificabili come nella finanza sociale, dove la finalità sociale del progetto di finanziamento o investimento è chiaramente dichiarata.

Dal punto di vista storico esempi di social finance si sono avuti in Europa con la prima social bank fondata in Germania nel 1974 con un riferimento diretto alle idee di Rudolf Steiner (GLS bank), coi primi esperimenti in Francia durante gli anni ‘50 del secolo scorso di social housing, mentre i primi approcci relativi alla sostenibilità sono rintracciabili nei primi anni ’70 dopo la conferenza di Stoccolma sull’human environment nel 1972 e la World Conservation Strategy of the International Union for the Conservation of Nature nel 1980. In queste occasioni i leader mondiali hanno evidenziato il bisogno di organizzazioni a livello internazionale che sensibilizzassero gli agenti economici ai temi dello sviluppo sociale e sostenibile.

Un particolare impulso a questo tipo di finanza è venuto dalla pubblicazione del report “Who cares win” (United Nations Global Compact, 2005), che ha diffuso la consapevolezza di tre nuove e importanti dimensioni rappresentate dai cd. fattori ambientali, sociali e di governance (Environmental, Social, Governance, ESG), la cui importanza si è ulteriormente accresciuta dal 2015 con l’adozione dell’Agenda 2030 dell’ONU indicante i 17 Obiettivi per lo sviluppo sostenibile (Social Development Goals, SDG). Ciò ha comportato, nell’ultimo decennio, un notevole ampliamento della social finance, la quale ha iniziato ad attrarre una varietà di stakeholder che vanno dalle agenzie governative fino agli investitori, istituzionali e non, che operano sui mercati finanziari e anche investitori individuali.

 

Sustainable finance e ruolo della social finance

Occorre a questo punto chiarire il grado di sovrapposizione tra social finance, come ora definita, e sustainable finance. Secondo Schoenmaker (2019) la sustainable finance adotta un orizzonte temporale di lungo periodo e consiste nello sviluppare strumenti e strategie che integrano i fattori ESG al fine di perseguire i 17 Obiettivi ONU. Sustainable finance non coincide quindi con social finance in quanto non tutte le risorse finanziare destinate ad attività che integrano i fattori ESG sono sostenibili. Possiamo parlare di sostenibilità soltanto se l’approccio adottato ha un impatto sociale e/o ambientale sull’intera comunità e su un orizzonte temporale di lungo periodo, con una particolare attenzione alle generazioni future. Ad esempio, un finanziamento ad un’impresa che produce pannelli solari in un paese dove le condizioni dei lavoratori non sono tutelate, pur contribuendo alla sostenibilità ambientale non dovrebbe essere etichettabile come esempio di finanza sostenibile.

Dal punto di vista della finanza pubblica, la social finance rappresenta uno strumento interessante sia nei paesi con un welfare state ridotto sia in quelli con un welfare più ampio e articolato. Infatti, in particolare dopo la crisi finanziaria 2007-08 e la crisi del debito sovrano 2011, è emersa una più elevata necessità di sostegno alla popolazione a fronte di ridotte entrate fiscali e dell’esigenza di tenere il debito pubblico sotto controllo. Si può quindi ipotizzare un rilevante rafforzamento del ruolo della social finance nel prossimo futuro per fronteggiare gli effetti sociale della crisi economica globale determinata dalla pandemia Covid-19 deflagrata nel 2020.

 

Strumenti e approcci di investimento

La social finance si è evoluta nel tempo in termini di strumenti e approcci sia di finanziamento che di investimento.

Dal lato investimenti, gli strumenti possono essere di capitale, di debito o di finanza alternativa. Mentre le azioni devono essere rappresentative del capitale di società con particolari caratteristiche di responsabilità sociale, per i bond un semplice esempio è quello dei social bond, dove l’investitore rinuncia a parte del rendimento cedolare che viene destinato a progetti di tipo sociale oppure l’emittente destina l’intero ammontare raccolto a iniziative sociali. Per quanto riguarda gli attori del mondo degli investimenti essi sono principalmente istituzioni finanziarie, fondi di investimento, fondi pensione che più di altri attori possono seguire nella loro gestione una logica di lungo periodo, ma anche investitori individuali come le famiglie potenzialmente più interessate a strumenti semplici come i social bond (si veda Rossi et al., 2019).

Gli approcci per selezionare un investimento coerente con la definizione di social finance sono classificabili in due principali filoni. Il primo è quello del Social Responsible Investing (SRI). Si tratta di investimenti che si pongono l’obiettivo di ottenere un rendimento finanziario nel rispetto di dei cosiddetti principi di investimento responsabile (PRI, 2009). Le tipologie di SRI dipendono dalla strategia che viene adottata, fra cui le più semplici e frequenti sono quelle di screening. Quest’ultimo può essere di tipo negativo e/o positivo: il primo mira ad eliminare dal portafoglio aziende che operano in settori con impatti negativi sulla società (armi, gioco d’azzardo, ecc.), mentre il secondo mira a selezionare quelle organizzazioni che hanno rating ESG elevati. Una variante di questo strumento è il disinvestimento con l’obiettivo di eliminare da un portafoglio partecipazioni in aziende operanti in settori non socialmente accettabili. Strategie diverse da quelle di screening sono quelle che prevedono una sistematica ed esplicita inclusione nelle scelte di investimento dei rischi e delle opportunità dei fattori ESG. Un secondo filone è quello del Social impact investing (SII), dove il termine ‘impact investing’ è stato coniato nel 2008 da JP Morgan e Rockfeller Foundation. Le caratteristiche del SII possono essere ricondotte principalmente all’intenzione di generare, oltre a un ritorno finanziario, un impatto sociale/ambientale misurabile. L’impatto quindi non è una conseguenza secondaria dell’investimento o un’esternalità (come nel SRI), bensì rappresenta l’obiettivo primario di questo tipo di investimento. Secondo Rodin e Brandenburg (2014) il SII si colloca in una posizione intermedia tra la filantropia e il SRI. L’elemento comune con la filantropia è l’obiettivo di impatto dell’investimento, mentre la differenza è che il SII attrae investitori grazie anche a un rendimento finanziario. Quindi, mentre il SRI vuole raggiungere un rendimento finanziario con la conseguenza di ridurre al minimo l’impatto negativo o creare un impatto positivo, il SII vuole primariamente creare un impatto sociale/ambientale. Un importante traguardo per il SII è stata la creazione di mercati regolamentati per lo scambio di tali attività (es. Social Stock Exchange), la cui regolamentazione è fondamentale per poterne incentivarne un rapido ed equilibrato viluppo. Nonostante il SII rappresenti un’infinitesima parte del mercato degli investimenti globali, ci sono segnali che fanno pensare ad una rapida crescita di questo mercato in termini di AUM (Assets Under Management). Va rilevato che la misurazione dell’impatto sociale, che si pone come obiettivo questo strumento, non è semplice, anche perché la natura multisettoriale del SII ostacola lo sviluppo di un unico ed universalmente accettato metodo di misura del social impact. Ad esempio, indicatori che potrebbero essere adeguati a misurare l’impatto di progetti relativi alla salute non possono essere impiegati per un programma che riguarda l’educazione. Ad oggi, la soluzione a questo problema è basata su una standardizzazione settoriale degli strumenti e dei processi di misurazione: ad esempio il GIIN (Global Impact Investing Network) ha proposto un catalogo chiamato Impact Reporting Investment Standard (IRIS) che ha l’obiettivo di supportare trasparenza, credibilità e contabilizzazione nelle pratiche di misurazione degli impatti relativi agli investimenti di questo tipo. Infine, in relazione ai SII, è opportuno sottolineare che quegli strumenti come i Social Impact Bond (SIB), pur condividendo il problema di condivisione della misurazione dell’impatto, non garantiscono un rendimento economico in caso di fallimento del progetto cui sono collegati e pertanto sono più vicini a strumenti di donazione o filantropia che a strumenti di finanza sociale, tanto da essere noti anche come “Pay for success bond”.

 

Strumenti e approcci di finanziamento

Dal lato finanziamenti, gli strumenti principali sono la microfinanza, il crowfunding e il social lending, a cui corrispondono attori e platee diverse. La microfinanza ricomprende quei prodotti e servizi finanziari offerti da istituti bancari specializzati o da altre istituzioni finanziarie non bancarie a clienti che per la loro condizione economico-sociale hanno difficoltà di accesso al settore finanziario tradizionale. Nonostante la microfinanza si articoli in un vasto insieme di strumenti (microassicurazione, microleasing, housing microfinance, microcredito) e si stia ampliando verso altri ancora (servizi di risparmio e pagamento), il microcredito rimane la parte preponderante della microfinanza. Il microcredito si basa sulla fiducia che viene data alle persone prive di garanzie per la restituzione del credito concesso, ma che hanno un’idea buona, e coinvolge diversi soggetti: la banca che materialmente eroga il credito, un soggetto pubblico o privato che stanzia un fondo di garanzia a copertura delle eventuali perdite per la banca erogatrice ed organizzazioni (solitamente enti non-profit) che si occupano della fase di accompagnamento, consulenza e supporto al cliente durante l’iter procedurale. I tassi di interesse applicati al microcredito variano a seconda che l’istituzione sia più o meno orientata a garantire la propria autosufficienza operativa e finanziaria. In quest’ultimo caso i tassi applicati vengono fissati in maniera da assicurare la copertura dei costi finanziari, del rischio e dei costi gestionali, che tipicamente risultano essere molto elevati. Il social crowdfunding indica il processo con cui più persone conferiscono somme di denaro, anche di modesta entità, per finanziare, utilizzando piattaforme o portali, un progetto che promuovere l’innovazione e il cambiamento sociale, abbattendo le barriere tradizionali dell’investimento finanziario. Fra le varie tipologie di crowdfunding (reward-based, donation-based, lending-based, equity-based) quella più corrispondente agli obiettivi della social finance è quella lending-based che infatti è nota anche come social lending.

 

Riferimenti bibliografici

  • Battaglia M., C. Pellegrini e F. Rizzi (2018), “The structuring of social finance: Emerging approaches for supporting environmentally and socially impactful projects”, Journal of Cleaner Production, 170, 805 – 817.
  • Lehner O. M. (2017), “Routledge Handbook of Social and Sustainable Finance”, Routledge International Handbook.
  • PRI (2019), I principi per l’investimento responsabile. Link
  • Rodin J. e M. Brandenburg (2014), “The power of impact investing: Putting markets to work for profit and global good”, Routledge International Handbooks, Philandelphia, Wharton Digital Press.
  • Rossi M. C., D. Sansone, A. van Soest e C. Torricelli (2019), “Household preferences for Socially Responsible Investments”, Journal of Banking and Finance, 105, 107-120.
  • Schoenmaker D. (2019), “A Framework for Sustainable Finance”, Working paper, Rotterdam School of Management, Erasmus University CEPR
  • United Nations Global Compact (2005), “Who Cares Wins”, Report.

 

Suggerimenti di lettura

  • Lehner O.M. (2017), “Routledge Handbook of Social and Sustainable Finance”, Routledge International Handbook.
  • PRI (2019), I principi per l’investimento responsabile. Link
Costanza Torricelli
Professore ordinario di Metodi matematici dell’economia e delle scienze attuariali efinanziarie al Dipartimento di Economia “Marco Biagi” dell’Università di Modena e ReggioEmilia, dove aderisce al Centro Studi Banca e Finanza (Cefin). Ricercatore associato delCenter for Research on Pensions and Welfare Policies (CeRP) di Torino. Insegna RiskManagement e Modelli per gli investimenti finanziari in corsi di laurea magistrale etriennale. Fa ricerca su vari temi di economia finanziaria e di risk management connumerose pubblicazioni su riviste scientifiche internazionali.

Progetto realizzato da

Fondazione Ermanno Gorrieri per gli studi sociali

Con il contributo di

Fondazione Cassa di Risparmio di Modena