Glossario

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Green finance

Scritto da: Costanza Torricelli

 

Che cosa è

La green finance può essere definita come quella parte della finanza al servizio della green economy. Per meglio comprenderla, quindi, dobbiamo identificare la green economy che, secondo l’UNEP (United Nations Environment Programme), è un’economia con l’obiettivo di ridurre in modo significativo i rischi ambientali ed ecologici migliorando al contempo il benessere degli individui e l’equità sociale (UNEP, 2011). Nella sua formulazione più semplice la green economy è un’economia “low carbon”, ovvero a basse emissioni di carbonio, che sfrutta le risorse in modo efficiente riducendo sprechi ed impatto sull’ambiente e che, al contempo, è inclusiva dal punto di vista sociale.  

La finanza green rappresenta quindi un elemento fondamentale nel processo di transizione verso un’economia in grado di contrastare i cambiamenti climatici ed il degrado ambientale, ma anche una maggior inclusione sociale. In questo senso è facile vedere come la green finanza sia parte della più ampia social finance e ne stia emergendo come la parte preponderante.

Lo sviluppo della green finance negli ultimi anni corrisponde ad una sempre maggiore consapevolezza da parte di tutti (aziende, singoli consumatori, istituzioni, governi ecc.) degli effetti dei cambiamenti climatici e del riscaldamento atmosferico, fra cui il rischio di estinzione di molte specie, l’inquinamento e la distruzione di foreste e oceani (Commissione Europea, 2019). La green finance pertanto non si compone soltanto di climate finance, ma fa riferimento a molteplici tematiche fra cui anche la protezione della biodiversità o l’economia circolare.

Dal punto di vista della sua realizzazione, la green finance richiede misure e strumenti finanziari che possono essere di tipo pubblico, privato o misti. I primi sono rappresentati da quelle misure (es. carbon tax) che i governi possono includere nelle loro politiche economiche finalizzate alla gestione del problema ambientale e al raggiungimento di obiettivi specifici, come ad esempio l’impatto climatico zero perseguito dal Green Deal Europeo (Commissione Europea, 2019). I secondi sono strumenti di mercato, di capitale o di debito, sostanzialmente di tipo tradizionale, ma declinati alle finalità tipiche della green economy. Gli strumenti misti, normalmente di capitale, realizzano forme di partenariato pubblico-privato.

Va sottolineato tuttavia che, nell’accezione più diffusa, la green finance non si riferisce tanto alle misure di finanza pubblica, quanto agli strumenti di green finance di mercato la cui importanza è testimoniata dalla nascita di sezioni di borsa dedicate ai medesimi, come specificato nel seguito.

 

Gli strumenti di capitale e di partenariato pubblico-privato

Tramite gli strumenti di capitale (o equity) viene acquistata una quota del capitale di una società, transazione che, se la società è quotata, si realizza mediante un mercato di borsa. A seconda della fase del ciclo di vita della società e del progetto con impatto ambientale, vi sono tipologie diverse di strumenti di equity. Sotto questo profilo si distinguono:

  • Angel Capital, ovvero immissioni di capitale proprio per società e progetti piccoli, innovativi e quindi con possibili alti tassi di fallimento, ma molto remunerativi. Gli investitori sono solitamente individuali, definiti Angel Investor, sensibili alle tematiche ambientali e dotati di risorse economiche da investire.
  • Venture Capital, ovvero immissioni di capitale proprio per investimenti ancora nella fase iniziale e ancora con elevata rischiosità e remunerazione. Gli investitori tendono ad essere gruppi di individui con elevate disponibilità economiche e/o team specializzati interessati ad investimenti nell’ambito della green economy.
  • Private Equity, ovvero immissioni di capitale proprio per progetti in una fase più avanzata e quindi meno rischiosi e meno remunerativi. Gli investitori sono società di private equity che normalmente includono nel contratto di investimento indicatori di sostenibilità ambientale per monitorare l’effettiva destinazione del capitale.

Un ulteriore strumento con caratteristiche equity è il partenariato pubblico-privato, ossia un contratto, solitamente a lungo termine, con cui un ente pubblico inietta capitale in società private al fine di realizzare progetti verdi, lasciando a queste le responsabilità di gestione. Per questa ragione la remunerazione della società privata è funzione dei risultati raggiunti (CBI, 2019a).

Particolare rilievo per gli investitori istituzionali (fondi di investimento, fondi pensioni, istituzioni finanziarie in generale) stanno assumendo le cd. Green Stock, ovvero quei titoli azionari emessi da imprese che hanno come obiettivo primario quello di ridurre le emissioni e l’impatto sull’ambiente derivante dai propri processi di produzione. Un tipico esempio sono le azioni di imprese afferenti all’ambito delle energie rinnovabili: solar energy stock, wind stock e water stock. Se le motivazioni che inducono gli investitori individuali sono da rintracciarsi nell’interesse per un ritorno non solo economico-finanziario, ma anche un ritorno di tipo sociale, quelle degli investitori istituzionali sono connesse anche agli impatti che la presenza di green stock nel loro portafoglio può avere in termini reputazionali e di valutazione da parte del mercato. Si pensi ad esempio al cd. ESG rating, che quantifica l’impegno dell’investitore in termini di Environment, Social and Governance.

Le green stock hanno stimolato la letteratura a verificare se ad esse sia associato un premio per il rischio diverso rispetto a quello delle azioni non green (brown stock). Ad esempio Alessi et al. (2019) hanno mostrato l’esistenza di un premio per il rischio green negativo nel mercato europeo (il cosiddetto “greenium”), che, dal punto di vista degli investitori dimostra che questi ultimi sono disposti ad accettare una remunerazione inferiore per effettuare investimenti in favore di una green economy.

La crescente rilevanza delle green stock è provata dall’esistenza di veri e propri segmenti delle borse valori dedicati ad esse e l’attenzione a questi segmenti ha indotto i mercati ad elaborare indici specifici, fra i tanti si possono citare i seguenti: FTSE Environmental Market, MSCI Climate, NASDAQ OMX Green Economy, S&P Global Clean Energy.

 

Gli strumenti di debito e i Green Bond

Gli strumenti di debito principali sono di due tipi: contratti di prestito ed obbligazioni. I primi sono tradizionali contratti di prestito caratterizzati da una finalità green: ad esempio linee di credito stanziate da istituti bancari caratterizzate da un tasso di interesse inferiore a quello di mercato per il finanziamento di attività e progetti con impatto ambientale positivo (ad esempio i mutui green). Rilevante è l’attività di monitoraggio che deve svolgere l’istituto di credito affinché le risorse stanziate siano effettivamente destinate verso progetti verdi. Le obbligazioni, a differenza dei prestiti, possono essere scambiate su mercati di borsa e consentono di finanziare progetti per importi superiori. Nella green finance, il finanziamento tramite debito avviene nelle fasi successive dello sviluppo e spesso in combinazione con strumenti di equity. Per via dell’elevata rischiosità risulta difficile alle società operanti nel settore green ottenere prestiti a tassi adeguati: soprattutto nelle fasi di vita iniziali i flussi di cassa sono incerti e pertanto è difficile stabilire piani di ammortamento. Per questa ragione è rilevante il ruolo di incentivo ricoperto dagli istituti di finanza pubblica, i quali possono fornire garanzie agli investitori così da proteggersi dal rischio di inadempienza dei prenditori di fondi ed avere quindi un rapporto rischio-rendimento più appetibile. Il rischio di controparte è dunque trasferito dal prestatore all’istituto pubblico e il costo del debito della società viene abbattuto aumentandone la redditività.

Nella categoria degli strumenti obbligazionari, attenzione particolare va posta ai Green Bond. Secondo la definizione dell’International Capital Market Association (ICMA, 2018), i Green Bond sono qualsiasi tipo di strumento obbligazionario i cui proventi verranno utilizzati esclusivamente per finanziare o rifinanziare progetti con chiari benefici ambientali e che sono allineati con i quattro Green Bonds Principles (GBP). Questi ultimi sono linee guida non vincolanti volte a definire un corretto processo di emissione di Green Bond promuovendo trasparenza e sviluppo tramite una precisa definizione di: utilizzo dei proventi, processo di selezioni e valutazione dei progetti, gestione dei proventi e attività di reporting.

Dal punto di vista dell’investitore, acquistare Green Bond va oltre il semplice investimento finanziario. Alle motivazioni di carattere economico-finanziario, si aggiungono driver di carattere sociale, quali la transizione verso l’economia verde. La letteratura empirica ha investigato l’esistenza di un premio negativo sui green bond, che rifletterebbe le motivazioni non pecuniarie degli investitori ed in particolare le loro preferenze pro-ambiente (Zerbib, 2019).

Per quanto riguarda le caratteristiche, quattro sono le principali tipologie di Green Bond (ICMA, 2018):

  • Standard green use of proceeds bond, strumenti obbligazionari per i quali la restituzione del capitale è garantita dall’emittente, ovvero sono obbligazioni cd. recourse-to-the-issuer;
  • Green revenue bond, obbligazioni verdi il cui rimborso e la cui remunerazione derivano esclusivamente dai flussi di cassa ottenuti dai progetti green finanziati;
  • Green project bond, obbligazioni verdi emesse per il finanziamento di uno o più progetti green dove l’investitore è esposto direttamente ai rischi di questi ultimi e possono prevedere o meno il recourse-to-the-issuer;
  • Green securitized bond, ovvero bond rientranti nella categoria delle Asset Backed Securities (ABS), che derivano dalla cartolarizzazione di portafoglio di finanziamenti per investimenti green.

A testimonianza dello sviluppo del mercato dei Green bond vi sono veri e propri segmenti delle borse valori dedicate (fra le tante ad es. Green Bonds del London Stock Exchange, Green and Social Bonds della Borsa Italiana) ed indici elaborati sulla base delle loro quotazioni (fra i tanti ad es. MSCI Green Bond Index, S&P Green Bond Index, ChinaBond China Green Bond Index). Il mercato dei green bond ha avuto una forte espansione sia in termini dimensionali che geografici come riscontrabile nei recenti rapporti pubblicati dalla Climate Bond Initiative (CBI, 2019b; CBI, 2019c)

 

Riferimenti bibliografici

  • Alessi L., E. Ossola e R. Panzica (2019), The greenium matters: evidence on the pricing of climate risk, Luxembourg, Publication Office of the European Union.
  • Climate Bond Initiative (CBI) (2019a), ASEAN Green Financial Interments Guide, Londra, Climate Bond Initiative, Gennaio 2019.
  • Climate Bond Initiative (CBI) (2019b), Green Bonds, the State of the Market 2018, Londra, Climate Bond Initiative, Marzo 2019.
  • Climate Bond Initiative (CBI) (2019c), Climate Bonds Taxonomy, Londra, Climate Bond Initiative, Ottobre 2019.
  • Commissione Europea (2019), Il Green Deal Europeo, Comunicazione della Commissione al Parlamento Europeo al Consiglio, al Comitato Economico e Sociale Europeo e al Comitato delle Regioni, Bruxelles, 11 dicembre.
  • International Capital Market Association (ICMA) (2018), Green Bond Principles, Voluntary Process Guidelines for Issuing Green Bonds, Zurigo, ICMA.
  • United Nations Environment Programme (UNEP) (2011), Towards a green economy: pathways to sustainable development and poverty eradication, Ginevra, UNEP.
  • Zerbib O.D. (2019), “The effect of pro-environmental preferences on bond prices: Evidence from Green Bonds”, Journal of Banking and Finance, 98, 39–60.

 

Suggerimenti di lettura

  • Commissione Europea (2019), Il Green Deal Europeo, Comunicazione della Commissione al Parlamento Europeo al Consiglio, al Comitato Economico e Sociale Europeo e al Comitato delle Regioni, Bruxelles, 11 dicembre.
  • Ronchi E. (2018), La transizione alla green economy, Milano, Edizioni Ambiente.
  • Ronchi E. (2019), Relazione sullo stato della green economy 2019. Stati Generali della Green Economy, 8° edizione.
  • Toni F. (2018), La green economy nel mondo, Roma, Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile, Comitato Scientifico.
Costanza Torricelli
Professore ordinario di Metodi matematici dell’economia e delle scienze attuariali efinanziarie al Dipartimento di Economia “Marco Biagi” dell’Università€ di Modena e ReggioEmilia, dove aderisce al Centro Studi Banca e Finanza (Cefin). Ricercatore associato delCenter for Research on Pensions and Welfare Policies (CeRP) di Torino. Insegna RiskManagement e Modelli per gli investimenti finanziari in corsi di laurea magistrale etriennale. Fa ricerca su vari temi di economia finanziaria e di risk management connumerose pubblicazioni su riviste scientifiche internazionali.

Progetto realizzato da

Fondazione Ermanno Gorrieri per gli studi sociali

Con il contributo di

Fondazione Cassa di Risparmio di Modena